Anoressia e bulimia come accorgersi, comprendere e curare. Ospiti della serata organizzata dal Comune di Cologno, le responsabili del Centro Mara Selvini di Cologno, specializzate nel trattamento dei disturbi alimentari, secondo il modello del Centro di terapia familiare di Milano. Le psicologhe e psicoterapeute Laura Benvenuto e Alessia Conti.

Anoressia e bulimia sintomi psicologici

“Di anoressia si può morire – ha introdotto la dott.ssa Benvenuto – e non esistono soluzioni alternative, del fai da te. Si tratta di percorsi lunghi e faticosi e non nego anche dolorosi, che, se affrontati in modo serio e da professionisti, possono portare le persone a guarire definitivamente. Nonostante le rilevanze mediche sul corpo, la natura dei disturbi alimentari è di carattere meramente psicologico e di tipo difensivo. In questo modo si cerca di tenere a bada una sofferenza psichica insostenibile”.

Un lavoro d’equipe

I disturbi alimentari vengono affrontati dal Centro attraverso un lavoro d’equipe condiviso, con diverse figure professionali per poter affrontare i risvolti medici. Presenti alla serata anche la ginecologa Marianna Cantarelli e la biologa nutrizionista Gaia Colombo che collaborano con il centro.

Narrare, capire, cambiare

“Il disturbo del comportamento alimentare – ha detto la dott.ssa Benvenuto – è un sintomo che permette di esprimersi e difendersi. È sofferenza psicologica che si affronta, principalmente con la psicoterapia. L’anamnesi parte con il racconto della propria storia per capire il funzionamento personale, della famiglia e perché il disturbo è sorto proprio in quel momento. I familiari sono i testimoni diretti e i nostri primi alleati”.

Anoressia nervosa

“L’anoressia colpisce a grande maggioranza le ragazze – ha spiegato la dott.ssa – e gli esordi sono tra la pre-adolescenza e l’adolescenza. Non esiste un’unica causa ma una serie di concause come il loro funzionamento psichico, il contesto socio culturale e familiare”. Perché si arriva a questo? “Conoscendo sempre meglio queste ragazze – ha detto – ciò che le accomuna è un profondo vissuto di inadeguatezza, si sentono sbagliate dentro e hanno una bassa autostima”.

Significato difensivo e dissociativo

Ma come si può migliorare qualcosa di interiore? “E’ difficile quindi i pensieri mettono in atto uno spostamento. Sarà l’aspetto esteriore a modificarsi, per adeguarsi a un modello di riferimento pensato come giusto. Iniziano con diete fai da te che poi diventano estreme e si confrontano con esperienze di forza. Loro si sentono forti. Questo ha un significato difensivo e dissociativo: mi concentro su altro, resistere alla fame, per distrarmi dalle fatiche e dal dolore della solitudine”.

La forza dell’autocontrollo

“L’anoressia è legata ad un contesto di benessere – continua la dott.ssa – in cui, la vera forza secondo queste ragazze, è mostrarsi capaci di controllo e di rifiutarsi a essere come vogliono gli altri. Chiudendo la bocca dicono di no. Ascoltando le loro storie la famiglia è caratterizzata dalla centratura di legami interni, genitori perbene ed esigenti ed iperesponsabilizzanti”.

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Una sofferenza muta

“Se mettiamo insieme tutto questo però non basta. Il vissuto di queste ragazze – conclude la psicoterapeuta – è l’incapacità di far fronte al dolore parlandone, sono state bambine che hanno imparato, di fronte ai conflitti, a non comunicare le fatiche, per cui la loro sofferenza è rimasta muta. Imparano a distrarsi, a far finta che non sia successo nulla, ancora immature nella rielaborazione di ciò che può accadere nella vita”.

Bulimia nervosa

“Nella bulimia nervosa – ha spiegato la dott.ssa Conti – al contrario il controllo viene perso, anche se, chi ne soffre, si strugge per averlo. Si caratterizza per le abbuffate, mosse dall’impulsività, senso di colpa, tensione e rabbia. Il cibo diventa una terapia per calmare questo moto distruttivo, altrimenti non tollerato”.

Impulsività e rabbia

“L’impulsività è causata da vissuti di ingiustizia e di rabbia – continua la dott.ssa – che hanno caratterizzato la loro vita. Oscillano tra prestazioni eccellenti e momenti di crisi, tra dipendenza e autonomia. La famiglia è caratterizzata da tensioni interne e spesso gli adulti di riferimento non riescono ad essere fonte di contenimento”.

La nutrizionista

“La cosa più importante – ha detto la dott.ssa Gaia Colombo – è la creazione inziale di un clima di fiducia e alleanza. La paura espressa da queste ragazze è che io le faccia aumentare di peso. Con loro è bene chiarire subito la situazione e la gravità e concordare con loro i passaggi per evitare che il cambiamento corporeo comporti ulteriori disagi psicologici. L’assistenza familiare ai pasti è fondamentale per controllare l’andamento e riportarlo alle visite. La famiglia deve avere polso, conoscenza ed essere collaborativa. In casi di estrema magrezza si ricorre al ricovero se il sintomo mette a rischio la vita”.

La ginecologa

“Solitamente le ragazze si rivolgono a me per l’assenza del ciclo – ha spiegato la dott.ssa Marianna Cantarelli – Insieme cerchiamo di capire cosa è stato a causare ciò. Nell’anoressia c’è una estrema diminuzione dell’apporto calorico, per cui l’organismo deve entrare in modalità risparmio. L’ipotalamo, in questo caso, si stressa e comanda all’organismo di risparmiare dove non serve. La cosa che mi fa paura per queste ragazze è che l’organo bersaglio è l’osso, la cui mineralizzazione, a 15 anni, non è ancora completa. Il rischio è l’osteoporosi già in giovane età”.

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